Dove sono gli uomini? Dove sono gli animali? Possono i bianchi, in questo nostro tempo, toccare l’Africa a mani nude? La storia perversa della protezione della natura, pretesa dagli Europei in nome dei codici di condotta europei, è la storia del sottosviluppo imposto all’Africa come ferita perenne.
Molti racconti di sventura cominciano con sogni di gloria. Il regno di Monomotapa! In un paese chiamato “Rhodesia”, un pugno di avventurieri bianchi al soldo di un tycoon obeso che di nome fa Cecil John Rhodes, e che sembra molto a suo agio nella savana, in una strana patria che si è trovato dentro il cuore in età piuttosto avanzata, scopre delle rovine che dicono, “qui c’è stato qualcuno di importante”. E tra i blocchi di pietra, un paio di aquile in giada verde smeraldo! Dunque anche LORO hanno pur costruito monumenti ! Era il mio primo racconto africano. Avevo quattordici anni. Ma non era affatto un racconto africano. Era stato scritto da Wilbur Smith, uno scrittore bianco di passaporto sudafricano che era riuscito nell’impresa di trasformare la colonizzazione inglese nel sud del continente in una epopea ready-to-dream-of per la ricca borghesia bianca europea: una mitologia neo-africana. Gli Europei, proprio perché sono Europei, andarono a cercare se stessi in Africa, e che diamine ! Da dove credete mai che venga fuori il sentimento bianco che ci si debba occupare dell’Africa, che lo si debba fare perché così si dimostra al mondo intero di che pasta è fatta l’Europa?! Eccola, bella e che servita, la pubblicità di SAVE THE CHILDREN all’ora di cena! Le brutte storie cominciano spesso con sogni di gloria. Io credevo davvero che l’Africa fosse quella di Wilbur Smith. Goduta come un ghiacciolo in estate. Non ero la sola. Qui in Europa, l’Africa è come se non esistesse, a meno che non si parli di “protezione della natura” e di “estinzione delle specie”. Forse nelle lingue africane la parola “estinzione” non esiste neppure. È entrata di soppiatto nel continente. Artificialmente. Ma non riguarda le persone, di quelle non frega niente a nessuno. I regni di Monomotapa sono letteratura da spiaggia. L’estinzione di interi gruppi umani durante il colonialismo non è la vera estinzione. L’estinzione riguarda le specie animali. La natura. Dove sono gli uomini? Dove sono gli animali?
C’è un sogno che faccio da anni. Sono in Africa, ma nonostante i soldi spesi in un magnifico safari non riesco a vedere nessun animale. So che sono in Africa, ma è come se l’Africa non ci fosse. La sera, dopo l’ennesima delusione, mi mostrano oggetti appartenenti alla gente del posto, che vorrei capire, ma di cui non so nulla. Dove sono gli animali? E dove sono gli uomini? Torno in Europa con un volo aereo, che ha un costo ambientale ancora più spaventoso del carburante diesel della Land Rover su cui ho viaggiato e del vuoto che sento espandersi come una malattia. Nei libri di Wilbur Smith i bianchi che contano qualcosa guidano tutti una Land Rover! Se l’Africa non fosse stata sottosviluppata, se gli animali non fossero stati in estinzione, se gli Europei non avessero programmato l’estinzione per programmare il colonialismo espansivo, non mi sarei smarrita in nessun safari fallito sin dall’inizio. I safari esistono solo perché non esiste più un Pianeta. Al posto del Pianeta, con buona pace di WILDCRU OXFORD, ci sono le riserve. Quel safari non aveva mai avuto mezza chance. Perché non ci sono gli animali? Perché non riesco a parlare con gli uomini?
Fu in Tanzania che ebbi per la prima volta le sensazioni che tornano nel sogno. Nel distretto del Tarangire. Gli animali sembravano pochissimi, ed erano finiti in un “parco nazionale”. Ricordo ancora, a distanza di 13 anni, l’sms che scrissi a mia sorella: gli animali sono estinti in Tanzania. Perché pensavo che sarebbero stati dappertutto, e invece avevano i loro luoghi specifici, come se non potessero vivere se non in distretti ben precisi. Apartheid per specie animali. E attorno alle riserve la gente non se la passava poi molto meglio. Io mangiavo tutti i giorni. Vedevo continuamente uomini e donne con lo smalto dei denti compromesso dalla denutrizione. Avevo letto: il leone africano è in estinzione (è vero). Ma se la “natura” è in estinzione (è vero), perché l’unico posto in cui noi Europei bianchi ce ne preoccupiamo è l’Africa? Tutto quello che avevo imparato sul “crollo della biodiversità” era scritto da bianchi. Gli scrittori bianchi di un continente nero, i giornalisti bianchi degli ecosistemi dei neri. Perché LORO hanno gli animali, e noi no?
Perché noi non li vogliamo più, Liebchen. Però li pretendiamo. E c’è un angolo di Mondo dove possiamo pretenderlo, la discarica dei nostri sogni perduti, dove tenere in vita ciò che non abbiamo il coraggio di amare e di difendere. Quei sogni li devono accudire altri popoli, ma a modo nostro. Noi possiamo usare l’Africa e le sue terre selvagge pullulanti di animali per sentirci bene, per dimostrarci che siamo abbastanza consapevoli del destino della Terra. Abbiamo bisogno di una manodopera psicologica a basso costo, che sorregga la nostra traballante identità. Come fu per la carne umana, l’avorio, l’oro, così adesso serve una frontiera, SUBITO, per salvare gli animali in estinzione. Il cosmo intero è in estinzione, ma sono più credibile, se lo dico ad alta voce in Africa. Perché LORO hanno ancora gli animali. Nel sottosviluppo c’è posto per gli animali. A noi erano di intralcio, Liebchen. Ci serviva l’intera biosfera, per i nostri piani. L’Africa era stata messa al lavoro, certo. Ma forniva materie prime, non aveva mica bisogno di capitali sontuose. O di parchi industriali a carbone. Quindi potevamo risparmiare le sue foreste, e le sue savane. Mettiamola al lavoro, l’Africa, anche proteggendo le specie animali! Rimanete poveri, ma preservate gli animali dall’estinzione. A voi il compito di sostenere il peso della indecenza del secolo: il tracollo delle specie non-umane. Finché sarete sottosviluppati, oltre alla montagna di soldi in esportazioni estorte, ci svenderete a prezzo di mercato il vantaggio di ripulirci la coscienza dalla distruzione degli ecosistemi vitali della Terra. Ma non fatevi illusioni, per cortesia: lo subirete, questo discorso sulla natura!
Vi arrabbierete per questo. E allora vi comporterete come NOI vi abbiamo insegnato ci si comporta in queste circostanze: sputare insulti, buttarla sulla razza (la conservazione è neo-colonialismo! I parchi nazionali sono capitalismo puro, ci vanno solo i bianchi che pagano in dollari!), manipolare la paura del razzismo per il terrore di subire il razzismo, finché la contrapposizione razziale (la conservation biology e la miseria delle nazioni africane con le riserve naturalistiche più imponenti del mondo) rimane l’unica conversazione possibile. Abbiamo vinto noi una seconda volta. Ma facciamola finita con le bagattelle. Tu hai gli animali perché TI PUOI PERMETTERE di vivere nel sottosviluppo. E adesso te lo dimostro.
Per me, che sono Europeo, l’estinzione è uno strumento come tanti altri. Nutre il mio carattere, che io chiamo crescita. Mi serve tutto, per diventare qualunque cosa io desideri. Io desidero e con i miei desideri lo cambio questo mondo, ricordatelo! A te basta il tuo villaggetto! Per questo io sono LIBERO, e tu no. Quindi, dal momento che il tuo sottosviluppo è funzionale alla mia prosperità, l’estinzione è una ancella del sottosviluppo. Si amplificano a vicenda. Ma io sono fatto di terra e di geni. Talvolta, mi manca la Terra, come era una volta, un miliardo di ettari di alberi fa. Ma come posso continuare ad essere qualunque cosa io desideri essere, ponendo un freno alla mia fame di risorse? È un sacrifico impensabile per il mio mondo. Ma, ecco che arrivo al punto, non lo è, invece, per gli uomini e le donne condannati per natura al sottosviluppo. Devi ascoltarmi molto bene adesso. Sto per dirti chi sono davvero. Che cosa si nasconde dietro le percentuali oscene del GDP.
Io, per essere IO, non posso abitare il Pianeta. Tu sì. A te non serve essere TE STESSO. Tu non hai un te stesso! Io ho rinunciato agli animali e agli habitat selvaggi, per diventare me stesso. Il mio genio creativo non mi lasciava alternative. Tu non hai bisogno di essere te stesso per essere UMANO, per questo devi proteggere ciò che io non posso proteggere. Tu, proprio perché sei un africano, hai il compito di fare ciò che io non sono capace di fare, proprio perché sono un europeo. E, bada, te lo lascerò intendere, quale è il tuo posto, scegliendo gli slogan da fastfood che fanno vincere le elezioni a casa mia: Aiutiamoli a casa loro! (Non ti azzardare a dire che sei povero a causa del mio diritto alla felicità sancito dalla Rivoluzione Francese!) Migranti! (E non uomini nudi sgusciati dalle acque sferiche del Mediterraneo in naufragio, nudi di acqua salata come liquido amniotico, nudi del niente che è venire al mondo in un mondo senza mondo!) Maschere etniche! (E non civiltà che palpitano di sintassi multi-voce e multi-logica trascritte in forme di impronunciabile bellezza!)”. SOTTOSVILUPPO NATURALISTICO. La sesta estinzione: questo potere secolare fatto di archivi e tassonomie in cui ciò che vive entra ed esce dal Nulla. E quindi è MIO. E non potrà mai essere TUO. Perché il NULLA l’ho inventato io. Dovevamo pur nasconderci che per noi il Pianeta non esiste più. Ce ne vergogniamo troppo. A questo servono i “parchi nazionali”. Ma la Terra potrà mai diventare un parco?! Obietti tu. Nella tua ingenuità. Io una soluzione l’ho già trovata. Le riserve per animali sono piantagioni. Sono i distretti delle nostre ontologie fallite. Ci proteggono dalla monocoltura della nostra idea di natura (King Cotton nel XXI secolo). Al posto della Terra, le RISERVE, nei Paesi degli uomini e delle donne destinati un tempo alle piantagioni.
Io l’ho visto in televisione quell’uomo del sottosviluppo e delle riserve, vestito solo della sua pelle, tirato su in un gommone di salvataggio, con il corpo che oscillava e capitombolava, sgusciava e scivolava di nuovo nella culla del Mediterraneo. Questa bocca, queste membra: questo vuoto senza un nome che è il vuoto del vuoto dentro la coscienza europea. Siamo diventati vuoti. Questi muscoli, questo sentire che non riesco ad ascoltare, questi occhi il cui sguardo non sono capace di guardare (la sua Africa) sono la carne del mondo, la totale vacuità dell’io europeo, un io che dovrebbe non poterne più di essere IO.
Quell’uomo non possedeva neppure un paio di mutande, ma solo se stesso, con una intensità tale da disintegrare la nostra comune nozione di IO. Noi Europei abbiamo bisogno dei neri per ricominciare a pensare, ma non lo vogliamo ammettere. Noi Europei abbiamo bisogno di toccare l’Africa a mani nude, per salvare noi stessi. E per salvare il Pianeta. Ma ci ripugna riconoscerlo. Da dove veniva, l’uomo del sottosviluppo e delle riserve sbattuto sullo schermo del televisore dopo lo spot di SAVE THE CHILDREN, all’ora di cena? Dove era emerso, nascendo nell’atmosfera del Mondo, satura della anidride carbonica bruciata dai capitani d’Industria che lo avrebbero costretto a passare il Mediterraneo?
Nei racconti sulla biodiversità lui non c’è. Non compare mai. Bandito dalla natura legittima. Non è nudo solo perché è arrivato a Lampedusa senza niente. È nudo perché a quelli della mia parte (gli europei bianchi) la carne nuda fa paura. Scotta, suda. Racconta fin troppo bene che abbiamo distrutto il Pianeta e che adesso non sappiamo più che fare. Ce ne vergogniamo come Adamo ed Eva che si scoprono nudi per la prima volta, dopo aver tradito la fiducia di Dio. Anche la carne nuda se la possono permettere solo i paesi sottosviluppati. I paesi liberi hanno bisogno di sostantivi astratti, agenzie umanitarie, organizzazioni non governative e democratici presidenti della Repubblica. Dove sono gli uomini? E dove sono gli animali? Perché non vedo gli animali, perché non posso parlare con gli uomini?
Mi mancano entrambi. Però c’è un altro sogno, questo ad occhi aperti, che sogno da molti anni.
Uno dei nostri rappresentanti bianchi sale sul podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. È imbarazzato, e anche timoroso. Quello che sta per fare non è mai successo. Non sa bene come lo dirà, ma lo dirà lo stesso. Vi chiediamo scusa, e imploriamo il vostro perdono. E questa è andata, ma era la parte più facile. Adesso viene il difficile. Sono qui a chiedere il vostro aiuto per salvare la Terra: noi abbiamo fallito. Abbiamo bisogno di voi.
Adesso possiamo toccare l’Africa con le mani nude. Non sappiamo quanto e se sbaglieremo ancora, ma siamo pronti a portare tutto il peso che sarà necessario portare. Now, we breath together. Era tutto ciò di cui avevamo bisogno: respirare insieme. Fronte contro fronte. Colore nero contro colore bianco. Voglio stare così, con lo sconosciuto del Mediterraneo e delle riserve, e inspirare, ed espirare, e non capirsi, e star bene anche se non ci capiamo, perché ci capiamo anche solo respirando insieme, nel punto lontanissimo dove non capirsi è solo l’antichissimo modo con cui io e lui apparteniamo alla Terra. Übereinstimmung.
(FOTO DI COPERTINA – Lago Eyasi, Tanzania, poco prima del tramonto. Durante la stagione secca il lago è completamente prosciugato e assume un caratteristico colore giallo).





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