Qui si capisce il significato della vecchiaia

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(Lo spaccio di alimentari al Nossob North Gate del Kgalagadi Transfrontier Park)

Il Nossob North Gate è un avamposto di collegamento tra il sud del Kgalagadi e la porzione dell’estremo nord del parco. Punto di passaggio, di sosta, di rifornimento. Qui si capisce il significato della vecchiaia.

Il Nossob è anche l’unico accampamento fisso della conservation area in cui è possibile fare benzina e acquistare alimentari adatti alla cucina da campo: minestre liofilizzate, biscotti al burro, pesce in scatola.

La sede del SanParks tiene d’occhio chiunque entri qui. Per accedere al Gate bisogna scendere dalla jeep e aprire il cancello scorrevole che interrompe la fence, la recinzione, lungo l’intero perimetro dell’accampamento. 

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(L’avviso di massima allerta sul cancello di ingresso al Nossob North Gate al Kgalagadi Transfrontier Park)

Uomini e donne con i capelli bianchi, e il corpo ancora scattante di chi è abituato da sempre a dormire all’aria aperta e ai bivacchi improvvisati con cibo di fortuna, si scambiano informazioni davanti alla pompa di carburante Total.

Sono anche loro il popolo del Kgalagadi. Quasi tutti con passaporto sudafricano o tedesco. Gente minimalista, ancorata al proprio entusiasmo. Sessantenni che non danno l’impressione di rimpiangere la giovinezza. Anche loro, in un certo senso, fogli delle terre selvagge e libere.

Quanto è diversa questa senilità brillante e affidabile dalla apatia di moltissimi vecchi in Occidente, che non sanno più che farsene della vita se non masticare medicinali e raccontare tutto dei propri malanni al primo conoscente braccato per via. 

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(Lo spaccio di alimentari al Nosson Nord Gate del Kgalagadi Transfrontier Park)

Appena fuori dal secondo cancello del Nossob Gate le forze dinamiche di questo posto allestiscono per noi una ennesima lezione.

In una waterhole artificiale, una aquila Bateleur contende ad uno sciacallo pochi sorsi di acqua. La Bateleur, grossa quanto l’astuto canile dal dorso argenteo, non teme di piegarsi o fratturarsi le ali.

La guardo, la ammiro. Mi viene in mente una pagina di Laurens Van der Post.

“E invero la vita non si limita ad esigere il perdono, ma ci dà l’esempio. La vendetta, la rivincita, la vendicatività, l’odio, sono tutte reazioni del retrogrado vecchio Còrso che è in noi: esse hanno una parte nella immutabile affermazione della vita.

La vita è troppo incalzante e per non immobilizzarsi nella mera azione e reazione, procede. Con la conseguenza che, liberamente, essa perdona”. 

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(Una scaramuccia tra una aquila Bateleur e uno sciacallo attorno a una pozza d’acqua appena fuori il Nosson North Gate)

A volte, il perdono è soprattutto accettazione di una assenza. Aspettiamo il leone a Cubitje, sotto il frullio di ali di decine di colombe del Capo.

Il leone, il protagonista di tutti i racconti antichi, ottocenteschi, sulla Provincia del Capo. Nel nostro secolo anche lui è un racconto, l’informazione di un avvistamento tra Toyota 4×4 e Land Rover su di un tratto di pista sabbiosa.

Ma nessun ingresso nelle terre selvagge ha il diritto di diventare solo una caccia al trofeo. Una ostinazione assoluta a fotografare un grande maschio criniera nera.

Paul Valery era convinto che “una difficoltà è una luce, una difficoltà insormontabile è un sole”. Il fatto che i leoni siano qui attorno, pur non facendosi vedere, permette all’attenzione di concentrarsi sul paesaggio. Sullo spazio. Di tradurlo in una idea concreta.

Questo è il vero privilegio di posti del Kgalagadi. Un privilegio che né il Kruger né il Mara possono più offrire.

Tutte le persone con cui qui ho parlato del Kruger mi hanno dati la stessa risposta: “ormai è sovraffollato”.

I vecchi rampanti che parlano inglese oxoniense e afrikaans del Nossob Gate non sono diventati ciò che sono, quella fibra resistente, intelligente e resiliente di cui sono fatti il loro animo e i loro muscoli, nello spreco di risorse e sentimenti che è oggi il turismo di massa da safari.

La loro lezione l’hanno imparata sotto le stelle. 

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(La pompa di benzina al Nosson North Gate del Kgalagadi Transfrontier Park)

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