Questa non è una pandemia. E’ una crisi biologica

pexels-photo-998593

Questa non è un pandemia, e nemmeno una emergenza sanitaria. Questa è una crisi biologica. Ci siamo dentro da parecchio tempo, ma c’è voluto un filamento di RNA perché fosse alla luce del sole. Biologico va inteso qui nel suo senso più ampio: un punto di rottura che riguarda per intero la vita organica su questo Pianeta e quindi, forse per la prima volta in questa dimensione, uomini e faune insieme.

L’epidemia potrebbe rivelarsi fatale per alcune specie che sono già ad un passo dall’estinzione. Ma potrebbe anche innescare effetti domino nella protezione delle faune e delle aree protette, interrompendo i finanziamenti e tagliando i proventi dell’eco-turismo.  

Soltanto due giorni fa il Sudafrica ha chiuso tutti i parchi nazionali, procedendo alla evacuazione di tutti gli stranieri in safari. La decisione ha un doppio scopo profilattico, di protezione, in altri termini, di persone e animali, visto che, ad oggi, nessuno sa se il SARS- CoV-2 potrebbe essere una minaccia grave anche per altre specie selvatiche. Il Gabon, che ha un patrimonio biologico inestimabile in Africa tropicale, aveva preso una decisione analoga il 14 marzo.

C’è una grande preoccupazione soprattutto per i primati: “il comune virus dell’influenza può infettare i gorilla e gli scimpanzé. Il COVID-19 potrebbe quindi rivelarsi pericoloso per le grandi scimmie come il gorilla di montagna e il Cross River gorilla”,puntualizza la Ngo AFRICAN CONSERVATION. Il Cross River gorilla (Gorilla gorilla diehli) è una sottospecie dell’Africa Occidentale, presente ormai soltanto in un range di 12mila Kmq sul confine tra la Nigeria e il Cameroon; è classificato come “criticamente minacciato” in Red List e ne rimangono solo 300. 

Ma il 24 marzo è uscito infatti un articolo in peer review su NATURE che ha chiesto la sospensione di ogni attività di eco-turismo in Uganda, Rwanda, DRC e tutte le nazioni che hanno le grandi scimmie per ridurre allo zero la possibilità di contatto tra esseri umani infetti e ciò che rimane dei nostri parenti più stretti, lungo linee di derivazione genetica ed evolutiva antiche di qualcosa come 10 milioni di anni. 

La crisi di estinzione è dunque al principio della pandemia, per via del traffico di animali selvatici e del loro consumo a scopo alimentare o come pet da compagnia, e alla fine di questa storia. Perché siamo solo all’inizio di conseguenze sistemiche anche sulla struttura portante della conservazione e fronteggiamo un rischio biologico che non riguarda solo noi umani, ma anche le specie che abbiamo condotto sul limite dell’abisso. 

Siamo cioè ormai dentro fino al collo in un circolo vizioso interamente costellato di rischi biologici multipli, imprevedibili, definiti da una incosciente compromissione del selvatico con il domestico, e dalle conseguenze di queste scelte di gestione delle risorse biologiche sui processi di estinzione. 

Una crisi biologica è anche difficile da affrontare. Quel che sta emergendo è che la “wildlife economy” è ormai parte integrante dell’economia correntemente intesa di interi Paesi, in modo tale che pensare di sradicarla dal giorno alla notte appare quanto meno inverosimile. La Cina ha messo teoricamente al bando il consumo di carne selvatica nei mercati come quello di Wuhan, ma la storia non finisce certo qui. In una Lettera uscita su SCIENCE il 27 marzo un team di ricercatori cinesi avverte che “un bando totale sul consumo di specie selvatiche terrestri, da solo, non è abbastanza per proteggere efficacemente la salute pubblica dalla malattie associate alla wildlife. La wildlife farming cinese include 6.3 milioni di soggetti coinvolti direttamente (practitioners) e un valore di fatturato di 18 miliardi di dollari. Tagliare questa attività in tempi brevi sarà difficile”. E le motivazioni sono presto dette: “conflitti tra gli interessi privati degli allevatori e la salute pubblica”. Ma c’è anche un dilemma etico, dove mettere gli animali in gabbia esclusi dal commercio? Una eutanasia di massa? Con tutti i rischi di contagio per gli operatori addetti alle uccisioni? Rilasciarli nei loro habitat originari sarebbe una ulteriore puntata alla roulette, perché il pericolo di trasmissione di zoonosi alle popolazioni selvatiche sarebbe altissimo e incontrollabile. Rimane anche da dire, ammettono con coraggio gli autori, che il bando cinese di febbraio non include affatto la medicina tradizionale, che continua a importare illegalmente scaglie di pangolino, ossa di tigre, bile di serpente e addirittura feci di pipistrello.  

“Oggi la verità ha un valore strumentale. E’ vero ciò che serve ad ottenere uno scopo. E quindi la verità corrisponde alla efficacia. L’indagine filosofica, che cerca il fondamento delle cose, e non il loro funzionamento meccanico, è incomprensibile per i moderni. Che una simile impostazione ideologica sia falsa, e pericolosa, lo dimostra la crisi ecologica. L’intero impianto economico globale è utile, eppure è anche intrinsecamente falso, perché nega i fondamenti biologici del Pianeta”

Questa, infine, è una crisi biologica perché denuda la fragilità terrificante di un sistema economico che è fondato sul negazionismo climatico, sulle diseguaglianze sociali, sulla povertà da lavoro salariato i cui miserrimi guadagni finiscono di botto all’arrivo della pandemia. È l’iper-capitalismo, come lo definisce l’economista Thomas Piketty, che ha finalmente mostrato il suo tallone d’Achille. Un sistema basato sulla produzione di beni di consumo, in espansione perenne, non è tarato per reggere la tensione di un fermo produttivo massiccio allo scopo di contenere il numero dei morti. In questa crisi biologica è evidente ciò su cui concordava il panel di esperti che nel pomeriggio di ieri hanno partecipato ad un seminario di due ore e mezza su ZOOM, in diretta da Londra, organizzato da PLAN B ed Extinction Rebellion, a cui io stessa sono stata invitata come giornalista ambientale. Dobbiamo passare da una “economia di crescita” ad una “economia del benessere”. Ossia, una economia che produca il necessario in una ottica esistenziale: beni indispensabili ad una vita ricca di significato, di progetti compatibili con il Pianeta, con i diritti umani e animali, insomma, di nuovo, con il fenomeno biologico nella sua interezza. 

Nelle parole di Thomas Piketty: “non è possibile avere flussi liberi di capitale e libero scambio di beni e di servizi se non si possiede anche un sistema comune, verificabile, di obiettivi sociali ( un salario minimo, diritti del lavoro), una giustizia fiscale (una tassazione minima comune dei principali attori economici globali) e una protezione ambientale (ad esempio, dei target di emissioni verificabili)”. 

Una-tantum
Mensile
Annuale

ORA CHE SEI QUI – La maggior parte di noi non sa di vivere nel tempo della sesta estinzione di massa, eppure siamo testimoni di una ecatombe biologica. Tracking Extinction è un magazine indipendente, che lavora sempre su dati scientifici in peer review e non riceve finanziamenti occulti o in conflitto di interesse. Ma anche la scelta etica di fare informazione libera deve rispondere a un business plan e ha dei costi. Sostenere economicamente un giornalista ambientale che si occupa di questi temi significa agire da persona libera, dotata di capacità critica e di un evidente principio di realtà.

Fai una donazione mensilmente

Fai una donazione annualmente

Scegli un importo

€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

Oppure decidi tu la cifra

——

Grazie di aver scelto il giornalismo libero !

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.