Mese: Novembre 2017

Conservazione : di cosa si parlerà nel 2018?

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Conservazione: di cosa si parlerà nel 2018? Quanto spazio lasciare alle specie selvatiche e ai loro habitat? Questa è la questione cruciale della conservazione per il prossimo anno. Sotto esame gli Aichi Targets, innanzitutto.

La Zoological Society London ha organizzato per il 27 e il 28 febbraio un simposio, insieme alla IUCN, al National Geographic e BirdLife, in cui discutere il futuro di questi obiettivi di protezione di faune ed ecosistemi fissati nel 2014 e ora considerati da molti al di sotto di ciò che effettivamente serve: “Safeguarding space for nature and securing our future: developing a post-2020 strategy”.

Lo scetticismo sulla possibilità di vedere realizzati con successo gli Aichi Targets proviene dai numeri.

Negli ultimi 40 anni (Planet Index WWF 2016) abbiamo perso il 50% dei vertebrati. Se consideriamo la soglia di controllo del 2020 i loro trend di popolazione sono tutti in declino.

“Il Piano Strategico per la protezione della biodiversità aveva promesso di proteggere almeno il 17% delle aree terrestri e delle acque dolci, e il 10% dei nostri oceani, entro il 2020”, spiega la ZSL. “Il piano è focalizzato su aree importanti per la biodiversità e rilevanti per i loro servizi ecosistemici, aree protette e ben connesse dal punto di vista ecologico.

Molti esperti tuttavia, e anche scienziati e soggetti politici si stanno ancora chiedendo se questo obiettivo sia adeguato, e se non lo è, ci si interroga su quale tipo di spazio debba essere conservato e come”.

Il dibattito si è intensificato grazie alla ipotesi provocatoria di E.O.Wilson di lasciare la metà del Pianeta alle altre specie, una visione grandiosa che ha dato nuovo impulso ai sostenitori del modello continentale, transfrontaliero di parco nazionale (come lo Yellowstone to Yukon tra Stati Uniti e Canada) riuniti ora nel network “Earth Needs Half” (@NatureNeedsHalf), che sarà presente al simposio il giorno 28 febbraio con Harvey Locke. 

Va detto che non tutti concordano su questa ipotesi. Secondo alcuni ecologi, l’impostazione “metà Terra” continua a soffrire di una ideologia post coloniale che tende a separare uomini e natura selvaggia.

I risultati del meeting contribuiranno ai negoziati per definire la strategia di conservazione globale della natura a partire dal 2020.

L’aspetto cruciale del simposio è che lo spazio in se stesso è diventato un elemento di confronto morale tra gli addetti ai lavori, quel ponte, anche, di coinvolgimento dell’opinione pubblica che dal 1992, anno dello Earth summit di Rio de Janeiro, viene invocato per cambiare paradigma nello sfruttamento delle risorse naturali.

Ecco perché la task force della IUCN ha fissato due obiettivi indispensabili per il post 2020: il primo, contribuire a costruire un movimento di idee e impegni globali “to scale up conservation”, cioè per rendere la conservazione più ambiziosa, usando le aree protette come strumento principale; secondo, assicurarsi che i nuovi obiettivi condivisi dalla comunità internazionale riguardino la “spatial conservation”, cioè la conservazione dello spazio, in modo adeguato a proteggere la diversità biologica e ad interromperne il declino.

Ecco il video della ZSL sull’importanza dello spazio: Space for Nature