Vietnam, Hanoi, il destino del pangolino passa per questo fast food (di lusso)

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Sono ad Hanoi proprio per investigare sul bushmeat, un termine tecnico usato dagli ecologi per indicare la carne di animali non allevati, generalmente cacciati in modo rudimentale nella foresta, quasi sempre appartenenti a specie a rischio più o meno conclamato di estinzione secondo gli standard internazionali della Red List, la griglia di classificazione della IUCN. Il bushmeat è soprattutto il principale «motore» dello svuotamento degli ultimi habitat tropicali del sud est asiatico la cui struttura ecologica mostra sempre più evidenti segni di smagliatura. Si chiama defaunizzazione: in modo lento ma irreversibile scompaiono le popolazioni locali, e poi le specie, dei mammiferi di media e grossa taglia, con il conseguente collasso delle reti trofiche che legano gli erbivori e la vegetazione. Questo tipo di impoverimento è un fattore di alterazione dei processi ecosistemici perché cambia l’assetto di intere comunità di piante, alberi e animali. La defaunizzazione avrà un impatto globale paragonabile allo «sfoltimento» delle famiglie di mammiferi avvenuto nel Pleistocene, quando una combinazione di clima in riscaldamento e caccia indiscriminata cancellò dal Pianeta mammuth, bradipi giganti e tigri dai denti a sciabola”.

Il bushmeat, ovvero quando l’estinzione diventa glamour – LA STAMPA

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